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riflessioni

“Le arance sono musulmane, il vino è cristiano. Le pesche sono sciite, l’olio è maronita” se la ride l’autista palestinese che si sta districando nell’affollatissimo traffico di Beirut nell’ora di uscita dagli uffici. L’ironia salva i palestinesi che nel “gioco” delle religioni libanesi hanno vinto il ruole delle vittime sacrificali.

Quando la Olp si rigufiò in Libano e da qui combatteva contro Israele, Arafat si permise di dire di “aver governato il LIbano per dieci anni”. Dopo che la questione palestinese non ha più avuto forza, dopo Sabra e Shatila, dopo la definitiva sconfitta militare degli arabi contro Israele, dopo tutto questo, la comunità palestinese in Libano, che conta circa quattrocentomila persone, è in uno stato di non esistenza. Molti sono costretti nei campi profughi e chi invece in sessant’anni e più di esilio ha potuto farsi una vita ha dovuto sciegliersi il mestiere in una lista ristretta del governo libanese, che ovviamente esclude i lavori migliori e meglio pagati. E i figli nati da palestinesi non possono avere la cittadinanza libanese perché altrimenti l’equilibrio demografico e confessionale del Paese sarebbe destabilzzato.

Equilibrio è la parola su cui si regge il Libano. Si può tradurre anche con precarietà.

“Oranges are muslim, the vine is christian. Peaches are sciies, the oil is maronite” the palestinian taxi driver is laughing, while he’s driving into the crowded traffic of the ednworking timetable. The irony save palestinian people, who in the lebanese religions “game” has won the role as sacrificial victims.

When the Olp has refugeed in Lebanon and it fighted against Israel from here, Arafat could say that “he has conducted Lebanon for ten years”. After that palestinian question has lost power, after Sabra and Shatila, after the final defeat of arab world against Israel, after all, palestinian community in Lebanon, that has about 400mila people, has a non existence status. Many of them are costricted in refugees camp and who has had the opportunity, during a 60 years exilie, to create a own life, had to choose his job among a restricted list by lebanese government, that, obvoiusly, left best job and best paid job out. And children born within palestinian can’t have lebanese citizenship, because otherwise demographic and confessional balance could be broken.

Balance is the word which Lebanon is based on. It could be transalted also as precariousness.

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Radio Vaticana (http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=536193) scrive oggi di una lettera di “solidarietà e fraternità” dei vescovi francesi ai cristiani d’Oriente: “Nel Paese di Cristo e nei Paesi vicini, voi testimoniate l’antica storia del cristianesimo. Conosciamo gli sforzi quotidiani che fate per vivere la vostra fede nei Paesi dei vostri antenati e per collaborare con tutti i suoi abitanti per una vita comune giusta, solidale, pacifica. La vostra testimonianza ci tocca e incoraggia le nostre comunità cristiane”.

Questa lettera ha un valore poltico, perché in un momento in cui i Paesi del Medio Oriente si trovano alle prese con cambiamenti epocali, la Francia e la sua Chiesa giocano un ruolo importante che le viene attribuito dalla sua storia coloniale. Ma, oltre a questo, c’è un messaggio importante: i Cristiani d’Oriente vivono sacrifici per professare la propria fede e questo per i Cristiani occidentali non può che essere un incoraggiamento. Prima di partire per il nostro viaggio ci siamo chiesti proprio questo: quanto è profonda la spiritualità quando deve essere difesa? E quanto, viceversa, diventa un’abitudine se si considera ormai assicurata? I Cristiani d’Oriente ce lo stanno dimostrando. E noi lo faremo vedere.

Today Radio Vaticana writes about a letter “fraternally and in agreement” behind Christians of Middle East from French bishop: “In the Jesus Christ’s country and its neighbouring, you are witnessing the Christianiyty’s ancient history. We know your daily efforts you have to do to mantain your faith alive in yours ancestors’ countries and to work together with all inhabitants for a common, equal and peacefull life. Your witness moves us and it encorauges our christian communities”

This letter has a political rule, because when Middle East countries are struggling with epoch making changes, France and her church paly an important rule that comes from her colonial past. Thers is also an important message: Middle East Christians lives with sacrifice to declare theyr faith and this is an encouragement for western Christians. Before leaving for our journey we wondered exactly this thing: howm much deep spirituality is when it has to be defended? And, vice versa, how much does it beacme an habit if we consider it as a strengthen thing? MIddle East Christians are showing it to us. We will show it to you.

La primavera araba è un enigma ancora tutto da risolvere ma, come riporta questo articolo (http://www.cbsnews.com/8301-503544_162-20127519-503544/gingrich-criticizes-u.s-mid-east-policy/ ) della Cbs, una delle più importanti emittenti degli Stati Uniti, sarà sicuramente un tema importante della campagna elettorale per le elezioni del 2012, quando Obama dovrà difendere la sua presidenza.

Secondo Newt Gingrich, uno dei candidati repubblicani, la longa manus di Obama in Tunisia, Egitto, Libia e Siria rischia di provocare la creazione di un Medio Oriente senza cristiani. Gingrich parla della fuga dei cristiani dall’Iraq, ma la diaspora è comune in tutti i Paesi dell’area.

Noi non sappiamo cosa succederà dopo le rivoluzioni, vinte o fallite, che si stanno susseguendo. Lo abbiamo chiesto ai nostri amici iraniani, libanesi e siriani. Non lo sanno nemmeno loro. Tutti però sono d’accordo nel dire che per i cristiani d’oriente la vita non è più sicura come lo era prima della guerra del 2003 in Iraq. Non lo è per loro, come non lo è per sciiti e sunniti. L’intervento dell’Occidente, con bombe o manovre sotterranee, non farà altro che aumentare dubbi e paure in Medio Oriente. Per i cristiani, ma non solo.

The arab spring is still an enigma to sollve, but as Cbs, one of the most important issuing of the Usa, writes in this article (http://www.cbsnews.com/8301-503544_162-20127519-503544/gingrich-criticizes-u.s-mid-east-policy/ ) , it wll bean important themes in the 2012 election campaign, when Obama will defend his chairmanship.

For Newt Gingrich, one of the Repubblican candidates, the Obama’s longa manus in Egypt, Tunisy, Libian and Syria, risk to generate a Middle East wituouh Christians. Gingrih speaks about the getaway of Christians from Iraq, but the diaspora is common in all the countries of the zone.

We don’t know what will happen after the revolutions, won or lost, who are following one another. We asked that to ouf iranian, lebanese and syrian. Neither them know that. Howewer, everybody agree and they say that christians’ life is not as easy as it was before the 2003 Iraqi war. It’s not so easy for christians people, as for sciies and sunnies. The West intervention, armed or underground, will be able only to increase fears and doubts in the Middle East. Not only for the christians.