Secondo le ultime stime in Iraq i cristiani adesso sarebbero 800.000, mentre solo dieci anni fa questa cifra si aggirava intorno al milione e mezzo. Molti di loro sono scappati dalla guerra e dalle persecuzioni iniziate dopo la caduta del partito ba’th e la successiva destabilizzazione del Paese. Dal 2004 sono state attaccate una sessantina di chiese, venti sacerdoti assassinati, migliaia di famiglie fuggite per salvarsi dalla morte o dalla conversione forzata e ben 750 fedeli hanno perso la vita in attentati.

La massiccia emigrazione riguarda anche il confinante Iran, dove la comunità cristiana conta circa 60.000 persone, divise fra armeni ed assiri. Prima della rivoluzione khomeinista del 1979 gli armeni erano circa 2 milioni, ubicati soprattutto nelle province del nord, al confine con la Turchia e l’Azerbaijan. Adesso gli armeni sono circa 50.000 e, pur mantenendo i loro nuclei storici, come Tabriz e il quartiere Jolfa di Esfhan, la diaspora verso Usa, Canada, Europa e la vicina Armenia continua, forte dei legami familiari che si sono mantenuti dopo il genocidio turco del 1915 e la conseguente prima ondata di emigrazione. La comunità assira è ancora più esigua, sull’ordine delle 10.000 unità. Non disponendo di una propria nazione, gli assiri d’Iran si sono stabilizzati soprattutto nel Nord-Est del Paese, a Urmie e Salmas e nel Sud confinante con l’Iraq, ad Awhaz.

Il Libano è l’unico Paese del Medio Oriente dove la comunità cristiana non è minoranza. Almeno sulla carta: l’ultimo censimento risale al 1932 e divide la popolazione perfettamente a metà fra cristiani e musulmani. Da qui la struttura confessionale della Costituzione e dell’ordinamento politico del Paese dei cedri: per legge il presidente della Repubblica è maronita, il primo ministro è sunnita e il presidente del parlamento è sciita. Ogni ruolo amministrativo deve seguire questa ripartizione, in un Paese dove la confessione è l’elemento distintivo. Dopo i 15 anni di guerra civile il Libano ha vissuto un periodo di relativa pacificazione ma adesso, con un’emigrazione della popolazione cristiana fuori dal Libano, il dibattito è incentrato sull’opportunità o meno di aggiornare il censimento. Se ciò succedesse, gli equilibri demografici e confessionali ne risulterebbero stravolti, dato che si stima che i cristiani siano ormai il 25-30% della popolazione totale.

Anche in Siria un censimento della popolazione non viene realizzato da decenni, esattamente dal 1960, quando fu certificato che la popolazione cristiana era circa il 15% dei siriani. Adesso si stima che nel Paese vivano poco più di 2 milioni di cristiani. La Siria è la patria del cristianesimo d’Oriente e la convivenza fra differenti religioni ha percorso negli ultimi secoli binari relativamente tranquilli. I cristiani hanno i loro luoghi di culto e i loro rappresentanti politici al pari di sciiti, sunniti e alawiti, ma la situazione del Paese, alle prese con le proteste di piazza che vanno avanti dal marzo scoro, potrebbe cambiare radicalmente e con essa anche la convivenza interconfessionale.

Si stima che in Egitto siano presenti fra i 6 e gli 8 milioni di cristiani, in grandissima parte copti. Al Cairo e nelle maggiori città egiziane la minoranza copta è spesso costretta a vivere in situazioni di povertà ed indigenza. L’Egitto è uno dei Paesi del Medio Oriente dove la minoranza cristiane è spesso oggetto di attacchi terroristici.

Significativo è il caso della Turchia dove per decenni le minoranze cristiane sono state perseguitate dai vari Governi (su tutti valga il genocidio armeno del 1915). Ad oggi i cristiani sono circa 120.000 su una popolazione di 76 milioni e mezzo e il recente annuncio del premier turco Tayyp Erdogan della restituzione dei beni confiscati alle minoranze nel 1936 è un ulteriore passo avanti verso la laicizzazione del Paese.

In Cisgiordania e nella striscia di Gaza vivono circa 100.000 cristiani, mentre fra i palestinesi costretti all’esilio questo numero è quadruplicato. Gli arabi cristiani palestinesi hanno in media un’istruzione elevata e ricoprono cariche importanti nella società. A Gerusalemme vivono circa 15.000 cristiani.

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